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domenica, novembre 12, 2006
Il Pride che non c'è stato.
Arrivo un pò tardi sulla notizia, ma dire che non ci sto molto con i tempi in questo periodo è dire poco.

Venerdì scorso, il 10 Novembre, era previsto il World Gay Pride di Gerusalemme.
Il fanatismo religioso di tutte le maggiori confessioni presenti in Israele ha avuto la meglio però. Ebrei, mussulmani e cattolici, uniti come raramente succede hanno fortemente ed anche violentemente ostacolato la manifestazione tanto da spingere gli organizzatori ad annullare la parata per ripiegare in una raduno al chiuso, in uno stadio.
Significativo il titolo di Giuliano Federico, di Gay.tv, che era presente a Gerusalemme: JERUSALEM PRIDE - IL DIRITTO HA VINTO, MA IL GAY PRIDE NELLA CITTA' SANTA, DI FATTO, NON C'E' STATO. «La sensazione di isolamento però, chiusi come eravamo (circa 3000, NdR) dentro uno stadio con una vera e propria 'crosta' di protezione, segna una vittoria simbolica fortissima per i fanatici religiosi. Di fatto il Gay Pride oggi non c'e' stato».

Fino qui la cronaca. Ora qualche piccolo commento.
Venerdì sera come d'abitudine vado a Muccassassina. Alba, mistress of cerimony, "erede" di Vladimir Luxuria, azzarda ogni settimana un commento sulla situazione glbt italiana ed internazionale. Il commento dell'altro ieri era - parole non testuali- questo: "Ratzinger voleva impedire il Gay Pride ha Gerusalemme".
Con molta franchezza confesso che l'ho trovato di una stupidità notevole .
Il Pride israeliano è stato boicottato dalle autorità religiose, ma il ruolo del Papa - a mio avviso - è stato veramente poco influente. Con un minimo di onestà intellettuale la Drag Alba avrebbe dovuto si denunciare la grave repressione omofobica che hanno subito i glbt israelo-palestinesi ma parlando, usando le parole del reporter di Gay.tv, di fanatismo religioso.
Ho usato le parole di Alba solo come esempio. Voci ben più note e risonanti, da cui ci si aspetterebbero commenti meno banali, hanno commentato le notizie che si sono susseguite sul Pride a Gerusalemme più o meno allo stesso modo.

Troppo facile tirare sempre in ballo il vecchio Ratzinger, ma così si rischia di perdere di vista la realtà che è leggermente diversa e più preoccupante. Noi naturalmente sentiamo più pressante l'omofobia vaticana, ma non c'è solo quella e non è stata quella a reprimere e rinchiudere la manifestazione del 10 Novembre.

Anche Michele Serra, noto opinionista di Repubblica, ha detto la sua sul Jerusalem World Pride. Potete leggerla qui.
Sarò impopolare, ma io condivido almeno in parte quello che scrive.
Proprio qualche post fa ho parlato di diritti civili e della loro pari priorità con altre questioni socio-economiche. Ma parlavo di Italia. E mi sembra chiaro che è difficile poter parlare allo stesso modo di Italia e Israele (e Palestina). Cito Serra: "Quella città è gravata da una tale somma di dolorose divisioni (religiose, etniche, politiche, belliche), che aggiungerci anche la questione delle identità sessuali è vagamente sadico". E se poi il preannunciato Pride ha provocato visibili scontri e violenze, è chiaro che Serra avesse ragione.

Certo a noi che aborriamo ogni forma di stereotipo e poco cosciente caratterizzazione ci ha dato fastidio che Serra abbia parlato di paillettes ("Democrazia e diritti non si esportano con le armi, ma neanche con le paillettes.") e su questo lo critichiamo. Si sarebbe potuto fermare prima, forse sarebbe stato condiviso da molti di più. Purtroppo non l'ha fatto ed è scaduto nel pregiudizio. Vogliamo però negare che un minimo di ragione ce l'avesse?
posted by Andreas Martini @ 5:16 PM  
23 Comments:
  • At 5:39 PM, Anonymous Anonimo said…

    Concordo in pieno, Andreas.

     
  • At 6:08 PM, Blogger MatrimonioGay said…

    Andreas... io invece non condivido. Reputo il tuo discorso viziato da un errore che sta a monte: quello di considerare il movimento gay che si fa sentire come "portatore" di ulteriore divisione, scontro, violenza. Chi è colpevole di portare ulteriore divisione, scontro, violenza, non è il movimento di liberazione gay che si fa sentire ma chi, ogni santo giorno, da secoli, organizza una vera e propria quotidiana crociata omofobica contro la dignità e i diritti delle persone che escono dall'eterosessualità (principalmente le organizzazioni religiose). Il Pride è una reazione, mirante alla liberazione e quindi alla fine (alla fine) delle divisioni, degli scontri, della violenza, la cui causa sono proprio tali organizzazioni religiose.

     
  • At 6:35 PM, Blogger Andreas Martini said…

    Grazie Teo!

    Equal: credo che ci sia stato un totale misunderstanding. Il Pride di per sè non porta divisione, scontro e violenza. Non l'ho mai detto e non lo vedo trasparire nemmeno in questo post. Sono convinto del perfetto contrario. Ma è innegabile che questo pride in questo momento in questa particolare zona geografica era pericoloso. E tale si è dimostrato.
    Ho parlato pure di unità se ci fai caso: ho scritto che come raramente succede tutti i fanatici e fondamentalisti religiosi si sono uniti in questa battaglia illiberale! Tra l'altro non ho parlato solo di gay israeliani ma di israelopalestinesi, il Pride avrebe riunito anche loro.

    Gli organizzatori hanno accettato il compromesso del pride indoor proprio perchè convinti di ripercussioni fisiche su di loro. Credi che sia stata una sconfitta? Pure la loro scelta è stata viziata?


    Poniamo il caso contrario: il Pride si sarebbe svolto tranquillamente. Credi che sarebbe finita la crociata omofobica?

    Gli intenti e gli auspici per questo pride erano dei migliori ma continuo a pensare che è stato giusto evitare la parata.

     
  • At 7:38 PM, Blogger MatrimonioGay said…

    Non credo ci sia stato proprio un grande misunderstanding, visto che nel tuo post hai dato ragione all'intervento di Serra laddove esso dice che l'evento Pride aggiunge alla realtà mediorientale ulteriore divisione, scontro. Cosa che non è proprio così... sono le organizzazioni religiose che portano ulteriore divisione, scontro, schierandosi ogni santo giorno contro i gay e quindi anche contro i pride. Loro sono l'elemento pericoloso del medioriente che porta ulteriore divisione, scontro. La questione gay non viene "aggiunta" dal pride, come dice Serra in quella frase, ma viene denunciata... poichè già esiste. Sarebbe bene che elementi come Serra, al posto di dare addosso al tentativo di piena liberazione omosex in terra mediorientale (tentativo espresso anche attraverso il pride in questione), desse addosso ai fondamentalisti sottolineando come siano loro e soltanto loro a attaccare e quindi provocare divisione nella società, violenza.

    Nel merito alla tua domanda... io penso che una società nella quale i gay possono manifestare tranquillamente senza che ci siano persone che si sentono legittimate a pestare i partecipanti al Pride semplicemente perchè appunto sfilano sia una società migliore, più disposta a rispettare la libertà d'espressione altrui, più disposta ad ascoltare le nuove istanze, meno arrancata a quella cieca fobia anti-omosessuale che ancora nel medioriente detta legge al punto da rendere di fatto quasi impossibile lo svolgimento della manifestazione di piazza del Pride. Le inistenze per svolgere le manifestazioni dell'orgoglio gay stimolano quindi la collettività a maturare. Dovunque, anche in medioriente. A Gerusalemme è particolarmente difficile? Si tenti e ritenti, il più possibile civilmente e con atteggiamento predisposto al dialogo, finchè non ci si riesce.

     
  • At 7:46 PM, Blogger MatrimonioGay said…

    PS: il Pride al chiuso è stata una mezza-vittoria. I compromessi si accettano se si è praticamente obbligati dalle circostanze e se essi sono costruttivi... in questo caso penso che abbiano fatto bene.

     
  • At 11:30 PM, Anonymous Anonimo said…

    C'è sempre da considerare che Israele è uno stato in perenne stato di guerra o guerriglia.
    Detto questo, il Pride al chiuso è un compromesso proprio amaro. E l'articolo di Serra è illuminante: rappresenta bene quanto anche tanti eterosessuali "impegnati", che pure appoggiano in astratto le rivendicazioni del mondo glbt, in realtà debbano ancora togliersi CHILI di prosciutto dagli occhi.

    Su Ratzinger: hai ragione sul fatto che è grossolano dare a lui la colpa di quanto succede in Israele, dove se lo filano il giusto.
    Semmai ciò che dice ha influenza su come anche le vicende di Israele vengono percepite QUI in italia: come dire, se lui dice che è giusto proibire un corteo ai gay, il messaggio che passa alle masse televedenti italiote è che in fondo, se l'ha detto lui, sarà anche giusto così.

     
  • At 1:51 AM, Anonymous Anonimo said…

    Non sono d'accordo con Serra neanche un po'. La questione delle identità sessuali c'è già, il pride la rende visibile, non certo la aggiunge. Il vero "sadismo" (per dirla con Serra) è il silenzio, soprattutto in uno stato che si definisce democratico.

    Ma soprattutto vorrei far riflettere su un fatto: per chi è eterosessuale c'è sempre stato qualcosa di più importante delle questioni glbt (accade anche oggi con la finanziaria). Ma se nella storia tutti fossero stati a sentire chi diceva che non era il momento di rivendicare certi diritti, i neri sarebbero tutti schiavi, l'India sarebbe inglese, l'America Latina sarebbe spagnola, Mussolini sarebbe al governo. Non è il mondo che desidero io.

     
  • At 10:38 AM, Blogger Andreas Martini said…

    Non si possono avere le stesse opinioni su tutto e mi sembra che sia giusto così.

    Ho riletto ancora una volta l'"amaca" di Serra per vedere se avessi commesso un errore di valutazione. Oltre la frase finale anche quella stessa che ho citato io fa trasparire l'ottusità (che parolone! non mi veniva altro...) di Serra. Detto questo però continuo ad essere convinto che il suo pezzo rimane condivisibile almeno sull'idea di fondo: un pride, manifestazione con una connotazione spesso controversa non solo in Israle,avrebbe creato ulteriori tensioni che ora come ora sono poco desiderabili.

    Phen, quel mondo non lo desidero nemmeno io! Ma da omosessuale non faccio difficoltà a pensare che sul serio in Israele ci siano problemi ben più grandi. Pur riconocesndo le ottime intenzioni di un pride pacifista, forse abbiamo però dimostrato un pò troppa presunzione...

     
  • At 5:55 PM, Anonymous Anonimo said…

    Innanzitutto complimenti per il blog.
    Scusa per l' off topic che segirà (che poi non è neanche tanto tale) ma vedo che il tuo è un blog "militante" e che studi a Roma ed in particolare a Tor Vergata quindi, se non lo sapevi già e se già non ti era giunta notizia, ti volevo invitare a partecipare al secondo incontro del collettivo interuniversitario che si è già tenuto mercoledì ed è stato organizzato da alcuni studenti di Lettere de "La Sapienza" (http://www.unebellehistoire.splinder.com/post/9828530/Resistiamo%21).

    Ovviamente tenendosi in città universitaria, l'incontro, che ha raccolto numerose adesioni, ha visto la partecipazione soprattutto di studenti de "La Sapienza", qualcuno di "Roma tre" nessuno di "Tor Vergata".
    Siccome son personalmente (e spero non solo) convinto che un dibattito ed un'azione comune sia necessaria e conoscendo la realtà di Tor Vergata, mi sarebbe piaciuto vedere al prossimo incontro che si svolgerà Mercoledì 15 Novembre alle ore 16,30 nell'aula 2 della facoltà di Lettere de "la Sapienza" anche qualche studente di Tor Vergata, meglio ancora se motivato ed interessato a questo genere di problemi come mi sembra che tu sia.

    Scusa il pippone, spero non ti sia addormentato prima e...se potrai esserci spero di vederti mercoledì prossimo a questo incontro...

    Ciao
    Andrea

     
  • At 6:27 PM, Anonymous Anonimo said…

    Già ho detto del mio sull'argomento. Sono uno di quei pochi che crede in questo caso la democrazia si potesse cominciare ad esportare con le apillettes. Come al solito potrei anche condividere quello che dice equal questa volta, ma ovviamente rivedendo toni ed espressioni!! Invece sono molto d'accordo con Disorder e il giudizio su Serra. La solidarietà di facciata e il perbenismo strisciante degli "impegnati" portano nel nostro paese a compromessi ben più gravi di un Pride al chiuso.
    p.s. Andrew se riesci a portare Andreas in un COLLETTIVO sei un grande! ;-p

     
  • At 7:07 PM, Blogger MatrimonioGay said…

    Andreas... un conto è dire che la mobilitazione gay che denuncia la crociata quotidiana che gli integralisti fanno ai gay del medioriente può essere contornata da disordini provocati da chi ha interesse a tenere i gay cittadini di serie b, o c, o d... un altro conto è invece dire, come ha fatto Serra, che il Pride "aggiunge" la questione gay al medioriente ed è esso stesso "portatore" di scontro, divisione. Te scrivi cose condivisibili, ma dai ragione a quella frase di Serra che dà addosso ai Pride in maniera indecente. Forse Serra si è espresso male, non so... sta di fatto che ha scritto, secondo me, un qualcosa che non va bene. Ciao :-)

     
  • At 7:33 PM, Blogger Andreas Martini said…

    Ma allora è proprio vero che bisogna dire cose controcorrente per farsi ascoltare?!? Scherzo, naturalmente! Non era semplice spirito di contraddizione il mio, ma vera parziale condivisione del ragionamento di Serra.
    Riprendiamo da dove ci eravamo lasciati:
    continuo a chiedermi se questo pride si fosse svolto come previsto, senza nessun boicottaggio o attacco diretto e violento, sarebbe cambiato qualcosa in Israele? Il Pride nasce come alto momento di visibilità dei glbt è diventato poi sicuramente una manifestazione di rivendicazione. Ora mi chiedo, è giusto rivendicare diritti che sono diritti di libertà e di democrazia ma che vanno oltre in un paese distrutto dalla guerra? Non posso rispondere troppo semplicisticamente. Ma mi viene spontaneo pensare che se pride significa combattere la discriminazione repressiva delle persone omosessuali ok giustissimo farlo anche in tempo di guerra. Ma è questo il caso? Ho i miei dubbi! Soprattutto se penso ad inchieste in cui si parla di israele, per esempio, come rifugio per i gay palestinesi/mussulmani. E' anche innegabile che Israele sia il paese più democratico di quell'area geografica. Si tratta allora di esportare democrazia o pace? Se è la seconda sono convinto che pochissimo possa fare una parata glbt.

    Equal parli sempre di manifesti di pride. quello del jerusalem world pride che diceva? "Vogliamo la democrazia e la pace"? Non credo. :-)

     
  • At 7:37 PM, Blogger Andreas Martini said…

    Andrew, grazie per i complimenti e per l'invito. Comunque partecipai già anni fa ad alcuni incontri del queering sapienza. E' la stessa cosa?
    Cerco in tutti i modi di venire.

    Ah rikkardì come hai letto ho già partecipato a collettivi e ci aggiungo che so stato almeno un paio di volte in un centro sociale. Vuoi tutto il curriculum vitae?!?
    E poi ti vanti del tuo spirito rifondarolo collettivistico.... io ti ho portato agli stati generali, tu accompagnami al collettivo alla sapienza no? :-)

     
  • At 12:11 AM, Blogger MatrimonioGay said…

    Sì, Andreas... io credo che sarebbe cambiato qualcosa... in positivo ovviamente. Israele sarebbe infatti diventato un Paese nel quale l'omosessualità, e quindi gli omosessuali, sarebebro definitivamente "sdoganati", avrebbero piena libertà di espressione (Israele non è solo Tel Aviv, Esercito, Corte Suprema e qualche parlamentare o Ministro gay-friendly: Israele è anche Gerusalemme, città circostanti e israeliani/palestinesi omofobi!)... un Paese insomma nel quale l'integralismo religioso ha avuto una epocale sconfitta a tutto vantaggio della libertà individuale dei gay di essere visibili e manifestare per la propria dignità e i propri diritti. Certo che è giusto fare i pride in momenti di guerra... mi sembra così ovvio che è giusto manifestare contro il razzismo anti-gay e la violenza razzista, legislativa o de facto, anti-gay anche in tempi difficili.

    Non so quale sia il manifesto politico di tale Pride, sinceramente io credo che i World Pride quando vengono fatti in tali città, servono in ogni caso.

    Non sei anche te d'accordo su questo?

     
  • At 10:53 AM, Blogger Andreas Martini said…

    un solo pride e i glbt israeliani avrebbero conquistato tutto quello? addirittura sconfitto l'integralismo? Ma dai!

    Come il World Pride a roma vè? abbiamo sconfitto l'integralismo del vaticano vè?

     
  • At 4:55 PM, Blogger MatrimonioGay said…

    Una "epocale sconfitta subita dagli integralisti" non è sinonimo di "eliminazione dell'integralismo".

     
  • At 8:49 PM, Anonymous Anonimo said…

    ah ma perchè dobbiamo confrontarci sugli estremi? Ovviamente non sarebbe battuto l'integralismo islamico nè cattolico con i Pride a gerusalemme o a Roma. Ma ricordo a fine anni '90 la portata sociale e, sarò un iluso, anche morale e civile che ebbero moltissimi concerti, manifestazioni in tutto il mondo, dalla ex-jugoslavia martoriata al medio oriente, e mi sembra anche ce ne sia stato uno molto bello nella zona del kuwait dopo la prima guerra del Golfo.Cobncerti che con la musica richiamavano persone, ragazzi in maggiornaza. Quelli che non conoscevano troppo bene i motivi della divisione, ma che avevano la possibilità di trovare un canale di dialogo. La possibiliktà di darsi un abbraccio. Insomma anke quello era cattivo gusto? Anche lì Serra si sollevò contro l'inadeguatezza di portare musica, colori, divertimento in quelle terre distrutte, tra quei popoli storicamente divisi?
    certo il Pride non avrebbe risolto gli integralismi, ma come allora avrebbe dato un'edulcorata speranza che, oltre le vecchie divisioni, ci possano essere nuovi punti di incontro.[Ecco perchè anche al posto di cartelloni politici, lì e in quel momento avrei portato tonnellate di piume e paillettes. Come a Roma, dove quest'anno finalmente si è evitata la strumentalizzazione (almeno non esasperata) contro il vaticano e tutti etero e gay hanno dato grande testimonianza, più che a Torino). Punti di incontro Tanto nuovi da far dimenticare i vecchi punti di rottura, appunto, tanto diversi, da non poter essere messi in paragone o pericolo. A volte è utopia, ma credo che si debbano sempre abbandonare gli estremi e partire da cose semplici, che sò la musica o un ballo, per ricostruire lentamente qualcosa di nuovo.

     
  • At 10:20 PM, Blogger Andreas Martini said…

    Il pride, mi si permetta, non è solo musica e ballo, non è un concerto, ma come è una manifestazione politica a se stante, che porta questioni, istanze che anche senza intento manifesto aggiunge a quelle esistenti.
    Non dobbiamo confrontarci sugli estremismi, ma non significa che dobbiamo dimenticare la realtà di cosa sia un pride e delle differenza che ha con le altre manifestazioni.

     
  • At 11:53 PM, Blogger MatrimonioGay said…

    A me risulta che la questione gay e le istanze gay sono cose che erano già presenti in medio oriente anche prima di tale Pride. La questione della non-discriminazione per orientamento sessuale, quindi della tolleranza quotidiana su tutto il territorio israeliano, dell'asilo ai gay perseguitati, del riconoscimento delle convivenze, dei matrimoni omosex celebrati all'estero, della genitorialità omosex, ecc è infatti presente in Terra Santa da mò. Il Jerusalem World Pride non "aggiunge" quindi la questione gay con relative rivendicazioni, ma ha invece dato visibilità a tale questione, a tali rivendicazioni... alla liberazione omosex in generale.

     
  • At 12:03 AM, Blogger Andreas Martini said…

    Solo perchè la questione gay era già presente non significa che non possa essere considerata un' "aggiunta" a problemi ben più gravi.

    Permettimi di chiudere qui l'argomento. È giusto che tu mi risponda ma se io d'ora in poi taccio è bene che si capisca che non lo faccio per mancanza di argomentazioni.

     
  • At 8:47 AM, Anonymous Anonimo said…

    Vabbè a parte che non mi piace la storia che non rispondi più, cmqe ovviamente sò la portata politica del Pride. Ma perchè non pensare che invece la tolleranza e alcuni processi di cambiamento della società non si creda possano passar , anche, da Musica e Paillettes? Non ci trovo nulla di scandaloso nè tantomeno credo di togliere 'gravità' o serietà alal battaglia per i diritti civili.

     
  • At 11:18 AM, Blogger Andreas Martini said…

    Non ti piacerà ma credevo si fossero capite bene le posizioni e visto che si continua a procedere per estremismi mi sembra inutile continuare. Non si arriverebbe comunque ad un'opinione condivisa.

    Comunque continuo a pensare che forse mi sono espresso male: musica sicuramente e paillettes forse in misura minore possono contribuire a processi di cambiamenti ma è difficile che lo facciano se le autorità (religiose e civili)non condividono questa idea. Scandalizza che il pride israeliano sia stato boicottato dalle autorità o da parte delle autorità religiose? Ma è o non è una guerra di religioni quella?
    Si può pensare che quelle stesse autorità boicottando una manifestazione civile e pacifica vogliano boicottare la pace e la democrazia. Ok pluaisibile anzi molto plausibile. Ma risolviamo qualcosa? Un pride-nonostante-tutto avrebbe risolto qualcosa?
    Accontentiamoci di aver dimostrato che Israele non è un paese cosi libero e democratico come ci volevano far credere.

     
  • At 8:04 PM, Blogger MatrimonioGay said…

    Chiudiamo pure qui l'argomento.
    Io resto del parere che la questione glbt, visto che ovviamente c'era già da prima, non può essere considerata un qualcosa che viene "aggiunto" dal Jerusalem Pride. Ciao :-)

     
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About Me: Andreas Martini è uno pseudonimo, ma non sono "una velata": sono visibile dappertutto, ma per scelte diverse, anche politiche, non lo sono su questo blog e nella rete. 26enne, 100% orgoglioso abruzzese, 100% innamorato di Roma, la città che dal 2000 mi ha adottato. Laureato in Scienze della Comunicazione, giornalista praticante. Il mio blog è il mio impegno nella lotta per i diritti civili glbt. C'è anche attivismo vero: sono iscritto all'associazione di ispirazione socialista Rosa Arcobaleno e alla Federazione dei Giovani Socialisti.
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