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domenica, novembre 25, 2007
Il corteo femminista: antipolitica sterile e sessimo demagogico
Cacciate Prestigiacomo e Carfagna, aggrediti due giornalisti.

Dacia Maraini: "Grande partecipazione, sbagliato escludere chiunque"In piazza Navona contestate anche i ministri Turco, Pollastrini e Melandri. "Occupato" il gazebo de La7

Gli insulti, gli ostracismi, sono quella parte sbagliata che alla fine spunta quasi sempre fuori nelle manifestazioni, come quelli che bruciano le bandiere o fanno i cori contro Nassyria. Una parte, non il tutto. Un pezzo, non l'insieme. Infatti: "Non sono d'accordo con la contestazione, hanno fatto malissimo. Sbagliato anche cacciare gli uomini, loro sono degli alleati" dice la scrittrice. Meno comprensivo il giudizio delle ministre. "Questa violenza verbale va solo contro le donne" taglia corto Giovanna Melandri. "La contestazione di qualcuno va a discapito di tutte" rincara la dose Livia Turco. Più morbida la Pollastrini: "Cerchiamo il lato positivo: tante, tantissime donne per dire basta alla violenza". Il problema è che a fine serata della giornata si parla più per le polemiche che per i contenuti.

Ma non è un problema di colore politico. Pochi metri dopo, infatti, un fotografo e un paio di giornalisti s'imbattono nel rigore separatista delle femministe organizzatrici. Cori, spintoni, fuori anche loro.
(Repubblica)

Una dura nota in merito alle contestazioni è arrivata dalla direzione del tg de La7, costretta a interrompere la diretta. «Vedere giornalisti messi in condizione di non svolgere il proprio lavoro, dover interrompere la trasmissione in diretta in nome di un malinteso veterofemminismo, fa soltanto cadere le braccia», si legge in una nota, che esprime «piena e convinta solidarietà a Giulia Buongiorno, Mara Carfagna, Giovanna Melandri, Alessandra Mussolini, Barbara Pollastrini, Stefania Prestigiacomo, Livia Turco». E ancora: «In merito alla presa di posizione del comitato organizzatore della manifestazione contro la violenza sulle donne (che ha parlato di una strumentalizzazione da parte di La7, ndr), la direzione precisa che la diretta è stata organizzata durante la settimana coordinandosi con il comitato promotore. Durante la marcia, le nostre telecamere hanno dato voce alle diverse anime del movimento e alle loro rivendicazioni. Stupisce la sorpresa di chi, in nome di una sacrosanta mobilitazione contro la violenza sulle donne, ha allontanato altre donne - di destra o di sinistra, ha ben poca importanza - considerandole alla stregua di "corpi estranei"».
(Corriere)

L'intolleranza separatista non si ferma. Intorno a piazza Venezia si aggiunge al corteo - ahiloro - un gruppo di senegalesi con tamburi, treccine e ritmo. Sono bravi e fanno allegria. Durano venti minuti. E' in azione una specie di servizio d'ordine che fa la spola lungo i lati del corteo per controllare che non ci siano uomini. "Dovete andare via, non potete stare qui...". Malandobo, il leader del gruppo etnico resta un po' perplesso: "Ma noi siamo contro la violenza...". Succede che un gruppo di donne decide di fare da "protezione" ai gruppo di intrusi. Sono tanti i pezzi del corteo che non condividono questa impostazione. Paola, ad esempio: "Siamo qui, contente di partecipare e di manifestare per una cosa molto seria. Ma che tutto questo sia appaltato a una banda di separatiste sessiste non ci sta bene".
(Repubblica)

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posted by Andreas Martini @ 2:34 PM  
3 Comments:
  • At 9:21 AM, Anonymous Gian Mario Felicetti said…

    Ciao Andreas.
    Anche io penso che la violenza fine a se stessa non dà frutti, in ogni sua forma.

    Aggiungerei che, come evento estemporaneo, una sfilata di rabbia e anche di insulti ci voleva. Chi subisce violenza DEVE dire basta, come dovevano farlo la Chiesa e i tedeschi al tempo di Hitler.

    Che questa rabbia non debba essere cavalcata o ideologizata è lapalissiano. Ma dovremmo smetterla di essere ossequiosi contro chi ci fa del male.

    Mi chiedo perché noi gay non iniziamo a insultare e picchiare la gente anche noi. AD esempio: Casini si è sposato. Nessuno l'ha contestato. Ti sembra normale? Lasciarsi andare all violenza ovviamnte è il più grave errore. Ma è un gravissimo errore, appena di poco inferiore, essere sempre buoni perché così ci si aspetta che siamo. Quando si subisce violenza, è doveroso reagire. Perché chi, pur potendo, non reagisce alla violenza e ai sorpusi mina la pacifica convivenza tanto quanto chi viola la libertà altrui. La storia insegna. Impariamo da quelle donne che sono capaci di scendere in piazza e dire BASTA.

     
  • At 1:22 PM, Blogger Andreas Martini said…

    Gian Mario, non riesco ad essere d'accordo. Non credo che la strada dell'insulto sia quella giusta.
    Ti sembra produttivo andare ad insultare-contestare Casini che si risposa?
    Si dimostrerà produttivo aver insultato le ministre ed exministre e le vellette della politica? nonchè aver escluso gli uomini dalla lotta?
    Non credo assolutamente.
    Noi in piazza ci scendiamo, almeno una volta all'anno. Ma nessuno ci dà retta più di tanto. Forse dovremmo farlo più spesso, ma non credo sarebbe diverso. Allo stesso tempo però credo che l'attenzione non la si guadagna con l'insulto e l'esclusione.
    Imparerei molto dalle donne se loro non mi escludessero apriori.
    E proprio ieri abbiamo avuto la dimostrazione che siamo vittime tanto quanto loro della società machista e maschilista.
    A proposito, qualcuno scenderà in piazza a Bari? No, salvo trovare qualche altro pretesto lucroso e di visbilità. spero che i fatti mi smentiranno!

     
  • At 6:09 PM, Anonymous Anonimo said…

    No, non sono d'accordo. Mi pare un po' troppo semplicistico liquidare la contestazione coi parametri del separatismo esasperato (ho letto sui giornali anche il trito termine "antipolitica", che non c'entra assolutamente nulla, ma va tanto di moda oggi...).

    Sto infatti redigendo un articolo intitolato "Politica pura". Ma non ho tempo di soffermarmi, ora (sono impegnata coi pagellini di metà quadrimestre, palla stratosferica...). Quando l'avrò pronto, lo metterò in rete (e su carta). Tuttavia cerchiamo di non perdere di vista l'obiettivo principale, che non sono né la Carfagna - che l'abbiano fischiata mi pare il minimo, le è andata ancora bene - o la Pollastrini (mi dispiace l'abbiano coinvolta, purtroppo accade quando gli animi sono esasperati...). L'OBIETTIVO PRINCIPALE DELLA MANIFESTAZIONE ERA LA RIVENDICAZIONE DELLA DIGNITA' FEMMINILE CONTRO QUALSIASI FORMA DI VIOLENZA E DI SFRUTTAMENTO, CHE NON SONO SOLO FISICI, MA ANCHE PSICOLOGICI E CULTURALI. Sospetto fortemente da parte di taluni (nemmeno così difficili da identificare) una manovra per screditare TUTTO il movimento delle donne e per riproporre il vecchio stereotipo dell'oca silenziosa e disponibile. Non ci riusciranno, ma non si deve demordere.

    Daniela Tuscano

     
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Name: Andreas Martini
Home: Roma, Italy
About Me: Andreas Martini è uno pseudonimo, ma non sono "una velata": sono visibile dappertutto, ma per scelte diverse, anche politiche, non lo sono su questo blog e nella rete. 26enne, 100% orgoglioso abruzzese, 100% innamorato di Roma, la città che dal 2000 mi ha adottato. Laureato in Scienze della Comunicazione, giornalista praticante. Il mio blog è il mio impegno nella lotta per i diritti civili glbt. C'è anche attivismo vero: sono iscritto all'associazione di ispirazione socialista Rosa Arcobaleno e alla Federazione dei Giovani Socialisti.
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